4 curiosità da scoprire su Cammarata

Nell’entroterra della Sicilia, alle pendici dell’omonimo monte, sorge il paese di Cammarata, un borgo medievale sorto nel XIII secolo, probabilmente per mano degli arabi.

Il viaggiatore arabo Edrisi descrive Cammarata con queste parole:

“Qammaratah, casale grosso, ha territorio di esteri confini, con molti campi da seminare, ha un castello di alto sito, forte e difendevo, orti e giardini e frutta in abbondanza”

Ma il nome nasconde molto di più. Ci sono alcune particolarità e caratteristiche che quasi sicuramente non conosci.

Scopriamole insieme!

1. Da dove deriva il nome Cammarata?

L’etimologia del nome è difficile da trovare. Molte sono state le influenze che ha subito il paese e le varie conquiste hanno fatto perdere importanti tracce sulla sua origine.

Nei documenti rinvenuti si trova il nome a volte nella forma greca di Kamarata o Kamaratàs, a volte in quella latina di Camerata e a talvolta in quella italiana di Cammarata.

Ciò che si può affermare è che il monte è sempre stato definito come Cammarata dai paesi e popoli vicini e descritto come nero, incappucciato e libero.

Altri testi antichi riportano i termini aborigeni di Kmrati o Kmrt, con il significato di volta o curva, ma la mancanza di documentazione storica lascia indubbia la loro provenienza sicula.

Alcuni storici, comunque, ritengono che il nome derivi da camera, volta o grotta esistente nella montagna, dal quale il paese ne ha preso il nome.

Altri ne fanno derivare il nome dagli arabi. “Kammarat” cioè osteria, in riferimento a qualche taverna celebre a quei tempi, come luogo per ristorare i viaggiatori.

Se il nome dovesse avere origine greca, invece, potrebbe derivare da “Kammaron” cioè flora, in riferimento ai vigneti e alle campagne del territorio.

2. Quanto è lungo il fiume Platani?

Pochi sanno che il fiume Platani viene riportato in antiche leggende greche perché segnò il confine tra Greci e Cartaginesi nel 383 a.C.

A quel tempo il Platani era una delle principali basi navali dei Cartaginesi in Sicilia e il suo territorio fu il primo ad accogliere i dodici elefanti di Annibale.

Il nome del fiume venne dato dagli Arabi o perché ricco di platani, appunto, o per il suo significato: largo ed esteso.

Con un corso lungo 103 Km, il fiume unisce le città di Agrigento e Palermo, taglia il territorio di Cammarata e delinea il confine con quello di Caltanissetta.

Dalle sue sorgenti si catturano le anguille con il sistema dell’attassatura: una tecnica che consiste nell’adoperare il titimaglio (un erba locale) che stordisce e paralizza il pesce.

3. Cosa significa lo stemma di Cammarata?

Tipico stemma dalle fattezze medievali, il simbolo di Cammarata ha origine antiche.

Lo scrittore Luigi Tirrito descrive un monumento all’interno della chiesa di S. Sebastiano come una donna che allatta un serpente e spinge con il piede due bambini morenti di fame.

Alla base si può leggere:“alios nutrit suos devarat”, cioè “gli altri nutre e i suoi divora“.

Il monumento fu distrutto dopo la fine del feudalesimo e questo ne ha causato una grossa perdita nella testimonianza della storia del paese.

Si sa, però, che lo stemma fu imposto da uno straniero, Francesco II Moncada, offeso dalla scarsa accoglienza dei Cammaratesi al suo arrivo.

C’è da dire che gli antichi simboli medievali sono soliti avere valori allegorici e interpretativi dando spazio a leggende e miti dimenticati.

Il significato dello stemma potrebbe essere quello di generosità, simbolo di terra e natura, di vita che nasce, donata a tutti senza lasciare nessuno indietro.

4. Quanto è alto il monte Cammarata?

In un documento storico anonimo si può leggere una descrizione accurata della montagna e della sua suddivisione.

Si dice che il monte può essere suddiviso in tre parti: una parte alta e deserta adatta al pascolo, una media ricca di sorgenti per dare ristoro agli animali, una terza selvosa coperta di vigneti e alberi fruttiferi.

La montagna è alta 1578 metri dal livello del mare e unisce vari borghi dell’agrigentino: Cammarata, San Giovanni Gemini, Castronovo e Santo Stefano Quisquina.

La cima è raggiungibile per mezzo di una strada lunga 16 km e alla sommità sono state disposte antenne con la funzione di ripetitori TV.

Ricca di sentieri, di flora e fauna di ogni genere. Non di rado è possibile avvistare conigli selvatici, ricci, cinghiali, pipistrelli e volpi.

La vetta offre un panorama mozzafiato. Lo storico Giovan Battista Caruso scrive:

“dalla sua sommità, all’apparire dell’aurora, si vede tutto il regno di Sicilia et alcune montagne della Calabria”

Paolo Manetta

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